3msc
13 Novembre 2008
Tempo fa River aveva detto che stava scrivendo molto, stava vivendo un periodo prolifico dal punto di vista “letterario”. Io penso che di questa cosa molta gente dovrebbe spaventarsi, sennò del tutto indignarsi e sperare che egli non pubblichi mai un libro perchè di gente che scrive con i piedi, o detto più seriamente, alla cazzo di cane ne esiste già molta. Considerato anche il background culturale che si ritrova non possiamo nemmeno aspettarci un trattato filosofico su chessò, la coerenza, che sta a River come Carneade stava a Don Abbondio. Non possiamo certo aspettarci un saggio sulla situazione della società omosessuale perchè lui non ne fa parte; di certo non possiamo aspettarci un trattato sulla musica rock europea perchè il disgraziato non riesce ad andare oltre Tiziano Ferro e Morrisey (che è gay, lo sapete? E secondo voi perchè l’ascolta…) e già Morrisey col rock non ci azzecca nulla. Per dire. L’unica cosa che possiamo aspettarci dalla sua mente contorta, da quest’uomo per niente simpatico e con un carattere molto incasinato, è un romanzo filo-gay di un sentimentalismo da 4 soldi. E vista come sta messa l’industria editoriale potrebbe diventare un grande successo.
A scuola ti insegnano che bisogna leggere molto se si ha l’ambizione di migliorare l’esposizione scritta. Partendo dall’illazione che gli unici libri sfogliati da River siano quelli consigliati da Culturagay.it posso dire che il ragazzo, sempre più vicino agli anta, ha ancora molta strada da fare. Prendete ad esempio questo suo articolo su River Phoenix , un attore che se non fosse stato per il film di Van Sant i gay di tutto il mondo non se lo sarebbero cagato di striscio. Per dire.
Analizziamolo insieme, così capite come River genera il proprio consenso.
Analisi del testo.
L’incipt recita: Droga e alcol. Così è morto River Phoenix, all’età di appena 23 anni. Lui che era nato da una famiglia salutista, e che spesso si era battuto contro le droghe.
Poichè è un giornalista soffre della sindrome dell’ANSA, introduce l’argomento come se fosse la news del giorno nonostante si parli di qualcosa di noto e obsoleto. In questo modo attira l’attenzione del consumatore medio che sta di fronte al pc ormai abituato al linguaggio sensazionalistico delle agenzie di news.
Corpo 1: Ma River stava lottando contro un male che neanche lui avrebbe saputo definire o anche solo riconoscere. Un film dietro l’altro, i soldi, e la sensazione di inadeguatezza, di sentirsi fuori luogo.Nessuno è mai riuscito a spiegare perché abbia iniziato a drogarsi, e gli amici, dopo la morte, non hanno più voluto parlare del rapporto con lui.
Qui viene introdotto il lato umano della vicenda che cerca di spiegare i motivi per cui River (l’originale) avesse ripiegato sulla droga. L’intenzione è quella di far coinvolgere il lettore alla vicenda, soffermandosi sulle debolezze che tutti hanno, generando così un’empatia immediata nei confronti del protagonista della vicenda. Qui River (la copia) comincia già a giocarsi la carta del sentimentalismo televisivo, d’effetto, alla Maria de Filippi per capirci.
Corpo 2: Forse le sue erano botte di vita, iniezioni di felicità temporanea in un corpo che si trascinava da un set ad una festa. Era già stato scritturato per “Intervista con il Vampiro”, e molti altri contratti lo stavano attendendo.
Siamo all’apoteosi dell’empatia da discount, del sentimentalismo defilippiano alla massima potenza. “Un vagazzo di belle spevanze che ha scelto la via della vibellione a quella del confovmismo” immaginate. River (la copia) cerca di interpretare dal suo punto di vista stucchevolmente romantico le scelte di un’altra persona, lontana anni luce, morta e solo lui sa perchè. Qui emerge il fan, in tutta la sua innocenza. Immaginate se domani un’altro giornalista pubblicasse la foto del corpo di River (l’originale) morto o in procinto di spirare. A quel punto River (la triste copia) parterebbe in quarta parlando di blasfemia e scempio. Toccargli il mito, mai!! Si ma la foto di uno morto è comunque una notizia, secondo la logica del giornalista gay il quale non si preoccupa affatto delle altre star spirate ma i mortacci sua se li guarda con attenzione. La coerenza, chi era costei? Poichè la coerenza è femmina e lui e gay non la conosce, non ha mai avuto a che fare con essa, pensate un po’.
Corpo 3: A Los Angeles ho vissuto un anno, e la prima cosa che ho fatto quando sono arrivato nella City of Angels – poche sere dopo essere atterrato – è stato visitare il Viper Room. Dovevo farlo, dopo aver letto le uniche due biografie uscite sulla vita di River, cui avrei dedicato, molti anni dopo, il nome del mio blog. Quelle pareti erano le ultime ad averlo visto vivo. Erano passati appena due anni dalla sua morte, e nella valigia con me avevo portato una sua foto. I capelli biondi, lisci, a coprirgli gli occhi. Il sorriso rotto da qualcosa che era un misto di timidezza e amarezza. Era un fine settimana, e il locale era pieno. Folla mista, dai 20enni ai 40enni, pubblico etero direi. Sono stato tutto il tempo in uno stato di trance emotivo, cercando di immaginarmi River che cammina tra la gente, ondeggiando, e che a un certo punto cade in terra. Sono stato nel bagno, dove forse ha sniffato qualcosa o dove ha ingurgitato il Valium. Ricordo solo l’odore persistente di urina. Ho cercato l’uscita di emergenza sulle pareti nere. Sono uscito in strada, sul Sunset Boulevard. Ero nel punto in cui Leaf teneva la testa al fratello, pregandolo di non andarsene. Sulla sinistra, vicino al muro grigio scarabocchiato di graffiti, c’è ancora la stessa cabina telefonica. Da là Leaf ha chiamato la polizia. “Dovete correre qui. Sta morendo. Ha preso il Valium o qualcosa del genere. Venite, per favore”. Prendo la cornetta in mano. Le auto sfrecciano come su un’autostrada, luci schizzate sul viso di una coppia che passa là davanti.
Qui River (il tristemente vivente) sfoggia tutte le sue competenze di scrittore dal sentimentalismo becero e stucchevole, ad un livello che forse lo stesso moccia si vergognerebbe di proporre. Le parole, i periodi sono costruiti in modo da generare nel lettore attesa e pathos, col l’obbiettivo di strappargli una lacrima, un gocciolone, di fargli stringere il cuore. Il metodo defilippiano vince sempre. E per creare tutto ciò si serve anche della tecnica della rievocazione (che non è presa da naruto): luci, suoni, rumori, luoghi in modo che il lettore possa immaginare ciò che lui racconta e viverlo in prima persona. Una tecnica subdola perchè alla fine non dice niente di interessante, non crea dubbi, non fa vivere niente di nuovo. E’ un circolo chiuso. Vende emozioni già preconfezionate.
In fondo River è un prodotto che la società ha creato, risponde ad una richiesta di mercato precisa. E’ il classico gay bravo a trovare curiosità, cose bizzarre ma che ha anche un cuore, un’opinione, dei sentimenti. Un incrocio tra Will e Jack di Will&Grace per capirci. Fatto sta che stesso lui non è niente di nuovo, le sue idee sono quelle di altri, le sue pose, le sue opinioni sono quelle di altri. Rimane comunque una macchietta.


22 Novembre 2008 at 17:04
Tesoro, io non so perchè ce l’hai tanto con River, ma non credo tu possa permetterti una simile analisi, leggendo il “tuo” blog non ho trovato un articolo od un post che contenesse parole “originali” AHAHAHAHAH!!!
24 Novembre 2008 at 10:24
Non ho alcuna pretesa in questo senso. Ohibò