Gay/Carfagna. Fatti non pugnette!
23 Giugno 2008
A livello politico almeno dice di avere meno preconcetti possibili e di attenersi a ‘dichiarazioni ufficiali’ (manco se rappresentassero una garanzia d’intenti) ma non perchè è un giornalista super partis o perchè lo rende più professionale, ma molto più semplicemente: anche perchè chi passa di qui (sul blog) non è solo di centrosinistra. Parole sue. Il River è autoritario solo quando gli serve, solo quando gli prude il sederino, per tutto il resto si adegua al proprio pubblico e cerca di accontentare tutti quelli che lo seguono. La sua è una linea editoriale ben precisa, studiata a tavolino. Appena un anno fa era di tutt’altra idea:
Essere gay e di destra è come avere le emorroidi e volere essere penetrati a tutti i costi.
Autolesionismo sadomasochistico.
ed ancora:
Teo, chi ti scrive era di destra.
Ma come si fa?
Come si fa, quando tutti (ripeto: tutti) nella destra, denigrano i gay? Certo, si dice, “va bene essere gay, ma nel privato”. Quindi: zero diritti. Solo “tolleranza”.
A me la tolleranza mi fa un baffo. Se la tenessero.
Parla Mr. coerenza, che guarda caso è gay solo nel privato. La tolleranza è l’unica cosa a cui può aspirare.
Appurato che River è mezzo gay e per l’altra metà è un giornalista (purtroppo per lui non è interamente nè l’uno nè l’altro), tocca all’altra sua metà (io) che funge da coscienza sistemare un paio di cose. Riguardo la Carfagna River non ci sperare, non farti pippe mentali, un giornalista che si rispetti (quale sono io) deve badare ai fatti e non alle dichiarazioni, eccoti un esempio pratico offerto da Marassi:
Vladimir Luxuria è una transgender. Maschio all’anagrafe ma che ha scelto di essere al femminile, perché così si riconosce e vuole essere riconosciuta. Peccato che ieri (19 maggio) nel rispondere a Luxuria, Mara Carfagna le si sia rivolta appellandola “signor Vladimiro Guadagno” (il nome all’anagrafe di Luxuria).
Non serve ricordare alla Carfagna gli innumerevoli casi di discriminazione nei confronti dei gay, oppure farle presente che nel nostro Paese resta disattesa una direttiva europea in tal senso, o ancora che i Pacs, poi diventati Dico, si sono arenati di fronte alla prospettiva di dovere in qualche modo riconoscere anche le coppie omosessuali.
Per far notare al ministro Carfagna quanto siano ancora radicati i pregiudizi omofobi nell’italietta di Berlusconi, basta farle rileggere la sua miserabile risposta a Luxuria. In quel “signor Vladimiro Guadagno” c’è tutto il disprezzo per un’identità diversa, per una condizione scelta e consapevole, il rozzo tentativo di inchiodare una persona alla sua condizione anagrafica. E se pensando alla soubrette che è stata la Carfagna, abbiamo sorriso immaginandola ministro della Repubblica, dopo queste dichiarazioni e pensando alla Carfagna di oggi, passa ogni voglia di ridere.
Lezioni di giornalismo aggratisse.
Ebbene non è cambiato niente dall’anno scorso, quindi come si spiega questo repentino cambio di posizione del River nazionale? L’anno scorso c’era Prodi mentre quest’anno c’è Berlusconi. Ecco cos’è cambiato. E i giornalisti si adattano come camaleonti e lui non fa eccezione.

