I bambini fanno d’oh

17 Marzo 2009

Avrei voluto scrivere due paroline sullo scontro tra due uomini virili quali Povia e Grillini Franco (questo passa il convento purtroppo) che da qualche settimana a questa parte ci stanno rompendo i maroni con i loro battibecchi sul tv sorrisi e canzoni, peggio di Sandra e Raimondo. Purtroppo però mi sono imbattuto nel blog di sorrisi e in quello del queerblog. E ho avuto un’epifania. Da una parte ci sono utenti etero che se non fosse stato per l‘illuminismo e la rivoluzione industriale starebbero ancora facendo sesso con le vacche che avevano nella stalla; dalla parte opposta invece ci sono gay che se non fosse stato per Woodstock e la cultura ellenica a quest’ora starebbero ancora facendo sesso con i muli che avevano nella stalla.

Ma vi rendete conto della bellezza di questo scontro? E’ una battaglia tra poveri di spirito, di intelligenza ed umanità. Addirittura nel blog di sorrisi c’è una Laura che non riesce nemmeno a scrivere la parola lesbica. Che c’è di male, lesbica, lesbica, lesbica. Mentre dall’altra parte un certo gay di nome Piero sull’aggressione del disabile di qualche giorno fa invoca uno stupro ai danni dei colpevoli ed un omicidio con risvolti mafiosi.

E questa sarebbe la società italiana del 2009? Anzi, questi sono gli utenti del web dell’uno e dell’altro “schieramento”? L’unica cosa che differenzia gli uni dagli altri è l’orientamento sessuale mentre mantengono salde le analogie: sono entrambi totalitaristi, diametralmente conservatori e progressisti (quindi matematicamente si annullano), omofobi, misogini, misantropi, pagnottisti, intolleranti verso le critiche, insomma sono italiani. Ma uguali uguali uguali. Però gli uni sono etero e gli altri sono gay. Sarà che le idee trascendono le tendenze? Evidentemente si.

Per dimostrare il pagnottismo di entrambi gli schieramenti, riporto due esempi alla maniera di Ciao Darwin:

Oggi. Gli etero cosentini sbattendosene completamente di ciò che accadeva nell’istituto senza mai denunciare niente manifestano perchè si vedono portar via la pagnotta mensile. Per la vergogna le istituzioni nemmeno ci mettono voce e lasciano che la magistratura faccia il suo lavoro. Il risultato è comunque sempre quello: Etica 0 Pagnotta 1

Ma ora vedremo che anche i gay non sono da meno…

Agosto 2006, una lesbica viene violentata a Viareggio solo perchè è lesbica. Come rispondono le associazioni gay? “E’ colpa della destra estrema”. Fine, tutti al mare.

Luglio 2007, l’anno dopo, una coppia gay viene fermata dai carabinieri per un presunto bacio al Colosseo. L’Arcigay non aspettava altro, prende la palla al balzo e per guadagnarsi un po’ di pagnotta politica e mediatica organizza una gay kiss-night sotto al Colosseo. Si scoprirà poi che proprio bacio non fu ma un atto osceno in luogo pubblico “importante”. Ma la pagnotta è pagnotta e vince sempre! Etica 0 Pagnotta 2.

Strano che l’anno scorso, nel 2008 l’Arcigay non abbia organizzato niente per la ragazza lesbica aggredita a Roma. Nessun “abbraccio sotto la gaystreet” e menate varie, è evidente che per l’Arcigay esistono i gay che sono di serie A e le lesbiche che sono di serie B.

Ed ecco che questo articolo si conclude. Oggi ho imparato che gay e etero sono delle definizioni volatili, delle maschere sottili le quali celano tutto il nostro squallore che senza di esse non saremmo in grado di spiegarci.

Ringraziamo Dio che è fin troppo misericordioso.

Pornography

12 Marzo 2009

Ieri, a distanza di qualche ora direttamente da chi sapete voi:

e unae due

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pornografia del sesso e quella della morte a confronto. Per la chiappona il narcisista all’ultimo stadio s’è limitato a postare solo l’immagine, mentre nell’altra immagine s’è sprecato nei convenevoli…

Non lo so. Ma aprendo stamattina il sito del Daily Mail, con l’aggiornamento sulle sue condizioni, di fronte a questa foto, ho visto nei suoi occhi la morte.

Uh davvero? Allora ci sai anche dire cosa indossava la morte? Magari un completino sexy e un ventaglio di boa bianchi di struzzo? Oppure indossava il solito saio nero, la falce e aveva il solito aspetto denutrito?…Mgari ti sei visto semplicemente riflesso e ti sei spaventato, è un’ipotesi più che lecita.
Sta di fatto che il nostro amato San River martire ha sempre una parola buona per i più deboli ed è sempre affascinato dalle solite curiosità morbose…

Ho seguito la sua vicenda perché mi sono sempre chiesto come si viva a poche ore/giorni dalla morte. Me lo chiedo, e non troverò mai una risposta. Come si vive sapendo che la medicina ha alzato bandiera bianca? “Ci spiace, non c’è più niente che possiamo fare”.

Ma scusa, ma non eri un aspirante suicida? Dovresti già saperlo di che si tratta più o meno. Che ti devo dire, spera in un ictus, un tumore già avanzato, un cancro al pancreas, un coma no è troppo poco mediatico. Ecco, appena ti diagnosticano qualcosa di interessante ce lo fai sapere e noi saremo tutti lì a fotografare l’esatto istante della tua morte e ad aggiornare costantemente il blog con il bollettino medico giornaliero. Naturalmente sotto tua supervisione che il naricisismo te lo porti nella tomba zincata.

Mi offro di scriverti l’epitaffio sulla lapide:

“River, ragazzo docile e perbene che ha vissuto una vita piena di niente e vuota di affetti duraturi, ora finalmente pascola felice nei prati celesti dell’unica persona che l’abbia mai davvero amato, Dio.”

Bello no?

La frase migliore di ieridì: “siete schiavi della vostra pietà, fate ridere.”

 

Cari gay, sono felice di annunciarvi che avete ciò che vi meritate

Ps: giurin giurella, questa è l’ultima giuro.

Introduzione

River è un fantasma che si aggira nella blogosfera da ormai 6 anni. Aprì uno dei primi blog nel 2003 sulla piattaforma di bloggers.it dove cominciò a mettere a nudo la propria personalità. Da quel momento – grazie anche alle visite che aumentavano sempre più – il piccolo rivolo si trasformò in un vero e proprio torrente tanto che abbandonò le lande desolate di bloggers.it e le pagine di studenti.it per aprirsi un nuovo blog sul cannocchiale. Le visite continuarono ad aumentare e forte di questo River decise di lasciare definitivamente le piattaforme gratuite per affittarsi un server su dreamhost per aprirsi un blog a suo nome (nick). All’attivo il suo sito registra mediamente 3 mila visite giornaliere.

Di chi stiamo parlando?

River è un giornalista trentaseienne gay che lavora nella capitale. Romano d’adozione si interessa agli argomenti glbt ma non è nè un attivista nè tantomeno dichiarato. Nella prima metà degli anni ‘90, ovvero quando aveva 20 anni, fu assunto nella trasmissione di Amici di Maria de Filippi (il talk show non il talent show) con il ruolo di selezionare il pubblico. Prima già partecipava alla trasmissione come membro del pubblico. A causa di vicissitudini mai rese note del tutto, River prese la decisione più critica di tutta la sua carriera, si licenziò. Questa sua scelta rappresenta tutt’oggi il rimorso più cocente dato che il ragazzo ha sempre mirato al successo, tentando più volte diversi provini tra cui quello del Grande Fratello.

I vari blog

Su bloggers.it una volta River scrive:
Il mio nuovo blog. Strano, ma è il secondo. Strano perché non ho molto di cui parlare, scrivere. Eppure ho un grande bisogno di confrontarmi, di incontrare altre storie, altri esseri umani. Cerco nella virtualità quello che non sto trovando nella realtà. Sbaglio? Forse. Ma intanto mi sfogo su queste pagine telematiche evitando, in certi casi, di farmi del male.

Dal lontano 2003 River ha sempre modificato la forma della propria comunicazione ma non la sostanza. Da blogger intimista qual era il suo approccio è divenuto mainstream istituzionalizzandosi in quei clichè dove oggi gli omosessuali vengono visti meglio: trash, curiosità, notizie bizzarre, sentimentalismo. Pasolini? Un ricordo stantio.
Nonostante le varie modifiche la motivazione del suo bloggare resta sempre la medesima: l’ insoddisfazione della propria vita reale. L’equilibrio interiore è ancora ben lontano dal raggiungerlo ma intanto il numero alto di visite del suo blog lo fanno sentire meno insoddisfatto dato che nella realtà non registra uno share analogo.

Professionalità

La professionalità di River è filtrata dal suo carattere quindi non è per niente obiettiva, cosa grave per un giornalista con un codice deontologico da rispettare. River infatti nei confronti del suo lavoro ha un approccio molto superficiale, non si preoccupa se le notizie trovate in giro per la rete abbiano fondamento, nè tantomeno si preoccupa se tali informazioni abbiano davvero una valenza informativa nè tanto meno si preoccupa dei sentimenti che esse possano suscitare agli utenti. Almeno così sembra a chi scrive. L’impressione generale è che River scelga le notizie in base all’istinto senza pensare che anche chi le riceve reagisca utilizzando lo stesso criterio. Agendo con l’istinto in una materia così delicata River si dimostra deficiente di etica e principi.

Scrittura

Le proprietà narrative di River, seppur presenti, sono di qualità mediocre. Presumibilmente ai temi d’italiano del liceo aveva bei voti, e da allora non ha fatto alcun passo avanti. La scrittura del blog non gli è stata d’aiuto, tant’è che non c’è stato alcun cambiamento stilistico in questi 6 lunghi anni di attività. River infatti mantiene un approccio narrativo di tipo enfatico e sensazionalistico, permea il racconto di dettagli sensoriali con l’obiettivo di stuzzicare il lettore solo attraverso il lato sensuale perchè intellettualmente è totalmente incapace di stimolare chicchessia. Ciò può essere il prodotto di una cultura molto scarsa o di una personalità molto povera o di entrambe le cose ma sta di fatto che River è più interessato a risultare affascinante che non intelligente. Quindi non c’è il rischio di imparare qualcosa da lui.

Risultati

Dopo ormai un anno perso dietro a questo personaggio posso dire di essere arrivato a comprenderlo. Dopo diverse considerazioni incrociate credo che il soggetto sia affetto da un disturbo della personalità noto come Narcisismo. Il quadro clinico gli calza proprio a pennello, e su ciò non posso far diversamente che rassegnarmi.

 il Narcisismo

Il narcisista è un uomo tragico,
guidato da ideali impossibili e da ambizioni che non ama.
La vergogna e l’odio insorgono
quando non sa vivere all’altezza di questo irrealismo.

 Il narcisista rappresenta il perdente per antonomasia e colui al quale è riservato il più grande quoziente di sofferenza inutile e autoprodotta; il narcisismo non è solo una sofferenza mentale in sé, ma anche il fondamento e il cuore di ogni tipo di sofferenza mentale, di cui costituisce il nucleo della distruttività.
La distruttività narcisistica si ritrova sia nelle diverse forme di psicopatologia conclamate da sintomi, sia nelle forme mascherate di psicopatologia, che sono quelle della tossicodipendenza, della devianza sociale e della delinquenza comune, sia nella cosiddetta psicopatologia della normalità, che informa la sofferenza dell’io separato dall’Anima, fatta di egoismo difensivo, paura, vuoto e mancanza di significato della vita.

Il carattere narcisistico

Il carattere narcisistico è emblematizzato dal bisogno inappagabile di essere sempre considerato migliore. Associato ad intensa ambizione e a scarsi valori, il carattere narcisistico è polarizzato su miti esteriori di successo, ricchezza, prestigio e su obiettivi superficiali di bellezza e potere.

Sottende il carattere narcisistico l’aspettativa idealistica che tutto debba avvenire come si desidera e si crede giusto secondo prospettive egocentrate. Il rifiuto della frustrazione, la ricerca di conferma sempre e comunque, l’estrema vulnerabilità alle critiche, l’intima insicurezza e l’esterna arroganza e presunzione sono gli aspetti più evidenti del carattere narcisistico.

Dipendente dall’approvazione altrui, e peraltro non libero e condizionato, il narcisista è improntato in maniera onnipotente e irrealistica al controllo e al potere, in nome del quale si dissocia dai propri sentimenti di fragilità e dai bisogni più profondi del proprio essere, vissuti spesso come minaccia per le proprie finalità autoaffermatorie di successo e possesso.

Il fanatico innamoramento di sé, tipico del narcisista, e l’ostinata negazione dei propri difetti, limiti ed errori, porta al rifiuto del sentimento della colpa reale, all’incapacità di amare, allo sviluppo del cinismo, dell’indifferenza e della manipolazione, nonché a gravi disarmonie nell’equilibrio psicosomatico.

Penetrando nella fenomenologia della sofferenza narcisistica si può riconoscere che il narcisista rappresenta la tipologia psicologica più separata dalla reale natura del Sé; incarnando un falso sé grandioso e illusorio, il narcisista è per emblema la personalità più lontana dalla conoscenza della sua vera natura, dall’espressione delle proprie potenzialità e dei propri talenti, così come dalla consapevolezza della propria debolezza e dei propri reali bisogni.

A causa della basica non conoscenza di se stesso, il narcisista sceglie, senza saperlo, ciò che è male per sé, prende strade sbagliate, considerandole giuste, fa scelte inopportune, credendo di fare ciò che è utile a sé, e per questa grande illusorietà si trova a raccogliere frutti opposti a ciò che crede di avere seminato, senza dubbio assai lontani da quello che realmente occorre ad ogni essere umano per essere sano, forte e felice.

Intorno al nucleo dell’inconsapevolezza di sé e delle conseguenti scelte di vita e di relazioni sbagliate, si articola un coacervo di esperienze fallimentari che sviluppano nel narcisista un’immagine di sé impoverita, latrice di senso di inferiorità e di vergogna, in contrasto con il modello ideale grandioso che sottende le sue motivazioni, e un’immagine della realtà negativa, troppo potente e minacciosa, che produce paura, avversione e invidia.

La relazione disfunzionale con se stesso e con il mondo costruisce nella mente narcisistica una somma di conflitti (interni ed esterni), complessi (inferiorità e abbandono) ed emozioni dolorose (paura, rabbia, impotenza e vergogna), che lo spingono sempre più ad attività difensive ed a scelte compensatorie di carattere materialistico, estrovertito ed edonistico.

Preda del falso sé, che corre dietro alle lucciole dell’ “avere”, del successo esteriore e dell’acclamazione altrui, il narcisista sperimenta la drammatica rinuncia alla conoscenza della bontà e della dignità intrinseca alla natura umana, rappresentando per antonomasia un’esistenza apparentemente socializzata ma intimamente solitaria e priva di valori, in cui il terrore della morte, della vecchiaia e della malattia si sviluppano col passare del tempo accanto ad un vuoto di autostima e di sfiducia nella vita.

Va sottolineato che se la direzione del narcisismo è guidata dal principio del piacere, il suo effetto, viceversa, è legato all’istinto di morte: come sottolinea il mito di Narciso, questi, fanaticamente attratto dalla sua immagine riflessa nell’acqua, muore cadendovi dentro. Il tema della morte è emblematico degli effetti dell’inconsapevolezza egocentrica, che produce azioni in contrasto con la vera natura del Sé e con i veri bisogni e valori dell’esistenza, estraniando la coscienza dalle necessità evolutive e da quelle certezze che si trovano solo nel cuore di ogni essere umano.

Gradi di strutturazione narcisistica

Le conoscenze della psicoterapia insegnano che il narcisismo si presenta come un disturbo della strutturazione della personalità che è generato da una patologia del super-io, ovvero dalla disfunzionalità, sino all’assenza completa, di quella struttura fondamentale della mente che impone i limiti morali, le regole e le normative realistiche. E’ attraverso questo opus direttivo del super-io che l’io regola l’assolutezza del piacere, evoca il senso di colpa in caso di danno reale e spinge alla riparazione, mantenendo in tal modo l’autostima. In assenza di un super-io ben strutturato si realizza una carenza del senso del dovere e del senso morale, un abuso del principio del piacere ai danni del principio della realtà, con una conseguente assenza di capacità autocritica e di visione realistica delle cose, che è necessariamente fonte di un rapporto disfunzionale con la realtà e con il prossimo. Da questo rapporto disfunzionale si genera il senso di inadeguatezza che indebolisce l’autostima e il rapporto con la vita.

Non guidato da un super-io realistico e da un corrispondente adattamento ai limiti della realtà, privo in altre parole della guida di quel “genitore interno” che educa e protegge con retto rigore, il mondo del narcisista è fondamentalmente egoista, infantile e abitato dalla pretesa eccessiva verso gli altri e verso se stesso, dalla cui frustrazione originano i sentimenti di rabbia e odio a cui il narcisista oppone difese diverse, che lo portano ad esistere in una dimensione sempre più alienata e compensatoria di soddisfazioni mancate.

Centrata su aspettative che non possono trovare conferma e su una visione falsa e idealizzata della realtà, l’immagine che il narcisista ha di se stesso è deludente, così come lo è il mondo che lo circonda. È naturale che la vergogna di se stesso, la paura del mondo e la rabbia verso di esso siano le emozioni che fanno da corollario alla patologia narcisistica.

Integrando le prospettive della psicoterapia con la sapienza meditativa, l’approccio integrale, derivante da Ken Wilber, consente di studiare il narcisismo nella cornice di riferimento evolutiva che riconosce questo disturbo della personalità come il risultato di una cattiva metabolizzazione delle esperienze nelle diverse fasi dello sviluppo, dallo stadio pre-egoico a quello transegoico-transpersonale.

Il narcisismo borderline, descritto nella tradizione psicoanalitica, è relativo ad un disturbo dello sviluppo nella fase di separazione/individuazione (precedente quindi la strutturazione del super-io).

Il narcisismo nevrotico deriva da una cattiva metabolizzazione della struttura tripartita (super-io, es, io), a causa di un super-io che non ha dissolto i residuati idealizzanti ed è portatore di richieste onnipotenti e irrealizzabili.

Nel narcisismo dell’io separato dall’Anima, il super-io è strutturato realisticamente, ma la personalità è troppo identificata con credenze, morale e valori conformistici che si cementano sui falsi miti dell’età moderna (successo, ricchezza e prestigio), opponendosi di per sé a ciò che è necessario per la realizzazione del Sé.

Quest’ultima patologia narcisistica, meno riconosciuta ma più pervasiva delle prime, è essenziata da egoismo e da inconsapevolezza, che impedisce il riconoscimento del significato e del compito connesso all’esistenza, determinando la separazione della vita individuale dalla realtà universale a cui è collegata.

Questo stato dell’ego scisso dalla vita universale, immerso nell’illusione della caducità della vita, si manifesta con un complesso di attaccamenti al proprio corpo, ai propri averi, ai propri credi e ai propri pensieri, attaccamenti che si sviluppano come difesa dalla paura, che sperimenta il senso dell’identità incapsulata nel corpo ed esistente in un mondo senza significato.

La terapia integrale del narcisismo richiede la diagnosi evolutiva, per riconoscere il grado del narcisismo e quali sono le strutture patologiche della mente che devono essere trasformate.

È bene ricordare che l’eventuale sintomatologia (fobica, depressiva, ossessiva, ecc.) presente nei conflitti narcisistici non va soffocata e affrontata in sé e per sé, ma tenuta presente e valorizzata come l’espressione del disturbo strutturale, con la consapevolezza che il sintomo non potrà essere risolto se non cambierà la strutturazione mentale.

Il risanamento narcisistico richiede di procedere dalla strutturazione più bassa, e quindi richiede come prima tappa la costruzione di un buon super-io.  Questo obiettivo è comune ad ogni tipo di psicoterapia: diverso per l’approccio integrale è il fine della psicoterapia e ciò che veramente significa superare il narcisismo.

Mentre la psicoterapia ordinaria, nell’affrontare il narcisismo, vuole liberare il paziente dalla sofferenza che lo opprime (paura, 

odio, vergogna, rabbia), e per questo usa strumenti di rinforzo dell’io e di occultamento del male che l’io non può sopportare, la psicoterapia integrale si rivolge alla trasformazione di più profonde strutture disfunzionali della mente narcisistica, che consistono nell’inconsapevolezza ontologica e nei fattori egoistici, tra i quali l’orgoglio, l’avidità e la volontà di potenza.

Mentre la psicoterapia ordinaria troppo spesso sviluppa l’egocentrismo, ignorando i danni del vuoto spirituale, la psicoterapia integrale vede nella trasformazione delle motivazioni egocentriche e nelle scelte spirituali di vita e di valori la liberazione da veleni di base della mente, che costruiscono una sofferenza inutile e impediscono una guarigione duratura.

Nella prospettiva integrale la guarigione richiede non solo la liberazione dalla sofferenza clinica, ma l’espansione della coscienza alle fonti di bellezza, verità e bontà presenti nell’animo umano e, attraverso questo, la riappropriazione di un senso universalistico della vita, garante di significato e certezze.

Il rapporto con gli altri

Le relazioni interpersonali sono tipicamente compromesse a causa di problemi derivanti dalle eccessive pretese, dalla necessità di ammirazione e dal relativo disinteresse per la sensibilità degli altri. Gli individui narcisistici, infine, sono spesso invidiosi degli altri, o credono che gli altri siano invidiosi di loro. Tendono a vedere gli altri in chiave competitiva e a lottare per stabilire e mantenere una posizione di supremazia.
Molto spesso, negli alti ruoli di qualunque gerarchia (aziendale, istituzionale, ecc.), troviamo soggetti con personalità narcisistica, in quanto le loro caratteristiche sono funzionali alla competizione sul lavoro. Ottengono elevati risultati senza rendersi conto di quanto molte persone facciano le spese dei loro atteggiamenti o rimangano ferite da essi.

CARATTERISTICHE DELLE RELAZIONI D’AMORE NARCISISTICHE

Nelle relazioni interpersonali sono fallimentari. Scelgono generalmente partner deboli e sottomessi, che li ammirano e li fanno sentire importanti. Dopo un po’ di tempo, però, si annoiano, si sentono insoddisfatti e vanno alla ricerca di nuovi flirt, volti a stimolarli nuovamente, oppure tentano di trasformare il/la partner, manipolandoli a loro piacimento. Anche in amore vivono con un costante senso di competizione e il gusto che traggono dalla relazione e principalmente quello di conquista della “preda”. Vivono le relazioni sessuali con forte ansia da prestazione, il che talvolta li rende vittima di disfunzioni sessuali, che per loro costituiscono una tragedia.
Nei rari casi in cui entrano in relazioni con una persona “al loro livello”, che non li ammira, a cui sono loro ad attaccarsi veramente, soffrono di un’elevata ansia d’abbandono e, nel caso di una rottura, sprofondano nella depressione. Stessa sorte tocca loro nel caso in cui ottengano pesanti fallimenti sul lavoro o perdano una competizione importante.
In ogni caso i narcisisti, anche quando hanno la sensazione di avere tutto ciò che desiderano (successo, amore, soldi, ecc.) si sentono costantemente insoddisfatti e attraversano fasi depressive cui non sanno dare una spiegazione.

Il costo più pesante di un orientamento narcisistico è l’arresto dello sviluppo della capacità di amare. Il bisogno soverchiante di essere rassicurati del proprio valore toglie ogni energia per gli altri, tranne che nella loro funzione di oggetti-sè ed estensioni narcisistiche. Il narcisista invia dunque agli amici e ai familiari messaggi ambigui: il suo bisogno degli altri è profondo, ma il suo amore per loro è superficiale.

I narcisisti tendono a denegare rimorso e gratitudine. Il rimorso per un proprio errore o un’offesa arrecata implica l’ammissione di un difetto; provare gratitudine per l’aiuto offerto da qualcuno vuol dire riconoscere il proprio bisogno.
Scuse sincere e ringraziamenti sentiti saranno quindi rigorosamente evitati o gravemente compromessi nella persona narcisista, con grande impoverimento delle loro relazioni con gli altri.
Ci si può chiedere se le personalità narcisiste possano amare solo se stesse. Come ha osservato van der Waals, non è che il narcisista ami solo se stesso e nessun altro: egli ama male se stesso come ama male gli altri.

Nell’esame delle dinamiche sottostanti è di centrale importanza l’invidia preedipica, cioè una specifica forma di rabbia e di risentimento contro un oggetto di cui si ha bisogno ma che viene vissuto come frustrante o rifiutante. La cosa desiderata diventa così anche forma di sofferenza. Per reagire a questa sofferenza si sviluppa un desiderio cosciente o inconscio di distruggere, di sciupare e di prendersi con la forza ciò che viene rifiutato. La tragedia sta nel fatto che l’appropriarsi in modo rabbioso e avido di ciò che viene negato non porta alla soddisfazione, perchè l’odio per ciò che si desidera sciupa ciò che viene incorporato, e il soggetto finisce sempre per sentirsi vuoto e frustrato. Nello stesso tempo, dato che la bontà di ciò che l’altro ha da offrire è fonte d’invidia, la dipendenza da un oggetto d’amore diventa impossibile e deve essere negata. La personalità narcisistica ha bisogno di essere ammirata piuttosto che amata.

Un altro sintomo è l’assenza significativa della capacità di gelosia  che spesso indica l’inabilità di provare un sufficiente interesse per l’altro e che rende irrilevante l’infedeltà. Paradossalmente, però, la gelosia può emergere a posteriori. Un alto livello di gelosia può riflettere la ferita narcisista che il paziente sperimenta quando il partner lo abbandona per qualcun altro. Sensazione particolarmente violenta quanto più il partner era stato trattato prima con disprezzo o trascurato. La gelosia che nasce da un tradimento può innescare un desiderio di vendetta.

Il rapporto con la madre

Il bisogno di distruggere la coppia deriva da un’aggressività primitiva contro la coppia edipica. Questi conflitti inconsci possono essere portati alla patologia dalla relazione madre-bambino. L’aggressione provocata, innescata o rinforzata da una madre fredda e rifiutante, da una trascuratezza grave, precoce o cronica, da una madre dimentica dei bisogni emotivi e della vita interiore del figlio; un rinforzo secondario tramite i conflitti con il padre ( o l’assenza di una disponibilità da parte del padre ) possono indurre invidia e odio intensi verso la madre. L’odio per le donne e l’invidia per esse possono diventare un potente motore inconscio che intensifica i conflitti edipici. Questi uomini odiano inconsciamente la donna desiderata.

Come convivere con essi?

Non è facile avere una forte relazione con un narcisista. Il suo bisogno di sentirsi sempre superiore lo spinge a trattare gli altri con sufficienza. È necessario prendere le distanze dal livello emotivo. Il narcisista non cambia atteggiamento facilmente; è molto più facile cambiare il proprio comportamento piuttosto che aiutarlo a modificare il suo. Il narcisista può facilmente ignorare i sentimenti dei suoi amici o colleghi di lavoro. A volte conviene mantenere una relazione più superficiale e non confidarsi con lui o con lei perché, se una persona si sente giù, non è al narcisista che occorre confidare il proprio problema: egli non ha voglia di stare ad ascoltare se mai qualcuno provi a parlargliene. Questo suo modo di fare ferisce terribilmente chi gli sta attorno,che non sempre sopporta tutto ciò, perché spesso appare sfuggente ed egoista, loro desiderano solo avere qualcuno accanto che gli ricordi quanto sono perfetti, in modo tale da avere conferme costanti, e sono perfetti nelle loro pratiche seduttive e manipolatorie al fine di avere qualcuno da potere manovrare ed è per questo che chi non se la sente è meglio avere padronanza di sé nelle relazioni con essi. Il narcisista ha continuo bisogno di conferme per colmare dei vuoti lasciati durante l’infanzia nella relazione triadica con i genitori, è per questo concepibile a volte nelle relazioni amorose come delle cosiddette amantidi religiose.

Ho deciso

21 Febbraio 2009

Ragazzi non ho più niente da scrivere, dopo aver letto il profilo clinico ho deciso di smetterla.

Non posso schernire una persona che ha bisogno di aiuto, quindi la pianto perchè non è eticamente giusto nè moralmente sano prendersela con persone più deboli. Mi scuso per tutto ciò che ho scritto fino ad ora, ammetto di essere stato molto superficiale nelle valutazioni e di non aver capito subito con chi avevo a che fare. Ora che lo so mi sembra giusto agire in questa maniera. Non c’è nulla da fare, con le persone che soffrono non bisogna far altro che essere comprensivi…o mandarle a cagare se non hai mai avuto niente a che vedere con loro. E questo è il caso.

Solo ora davvero comprendo molte cose, solo ora ho raggiunto la quadratura del cerchio.

Addio

Poche righe, che non ho tempo da perdere con i gayetti, al di sotto dei quarant’anni con una vita social-amorosa fallimentare, affetto da  narcisismo che si diverte ad avere delle opinioni personali su argomenti di cui è ontologicamente in contraddizione. Ovvero si diverte ad offendersi nel sentire esternazioni di altri gay depressi quanto lui affetti da altre patologie. Praticamente è uno scontro tra malati, è come vedere uno zoppo pestare un cieco o vedere un malato di leucemia pestare a sangue un malato di cancro. Un’assurdità degna di Scary Movie.

La cosa più angosciante qual è? Vedere persone appartenenti alla medesima minoranza schernirsi anzichè capirsi e comprendersi tra loro. E se non c’è allenza già all’interno della stessa compagine ma come si può pretendere che gli altri, tutti gli altri, i non-gay, lo stato possa riconoscervi come persone richiedenti diritti? River lo uso come esempio negativo poichè tende sempre a cementificare le differenze che non a livellarle. E il post del giorno è uno dei tanti esempi. Vorrei invitarvi a leggere questo articolo  davvero molto bello, di chi è in grado invece di riflettere ed argomentare con intenzioni diametralmente opposte. Sono pagine del genere che ti fanno tirare un sospiro di sollievo e ti fanno pensare che qualcuno che usa la testa c’è e soprattutto non si vergogna di usarla. E ti fa pensare a tante altre cose, ad esempio che volere è potere e che se fino ad oggi la comunità gay sta peggio del PD è perchè non si è voluto. E poi c’è gente che si meraviglia che altra gente vuole tornare etero…guardatevi intorno. Guardatevi intorno.

Happy ending

2 Febbraio 2009

River sta facendo il possibile per mimetizzarsi nel ruolo del giornalista-zerbino (vedi Emilio Fede), dedicandosi alla solita solfa di quanto sono belle e care le coppie gay con un bambino a carico e di quanto invece la società italiana sia molto indietro sulla faccenda. Questo articolo è l’ultimo esempio. Inutile ribadire che i commenti all’articolo sono tutti entusiasti (tranne qualcuno, snobbato perchè non rovinasse il momento), che tutti si sono commossi mentre River guardava dall’alto compiaciuto di leggere ciò che si aspettava.
Peccato che nessuno abbia notato una cosa, forse erano troppo presi ad asciugarsi le lacrime con gli scottex, che la bambina della storia un papà e una mamma ce l’ha. L’uno è gay e l’altra è lesbica, ciò non è importante, ma entrambi si sono assunti questo ruolo. Ed anzi il paparino gay ha voluto riconoscere la bambina come propria. La famigliola perfetta per una sit-com americana. Inoltre, da come è stata descritta, la situazione familiare “alternativa” (papà quasi assente e mamma single)  rispecchia ed anzi scimmiotta punto per punto una famiglia etero divorziata con affidamento congiunto. In questa storiella dov’è la novità? Dove sono le rivelazioni?
Il miracolo? Ma a chi la raccontate? Il solito sentimentalismo riverboso da 4 soldi.

A me, antiRiver non frega un cazzo delle testimonianze delle coppie gay che adottano un bambino o se lo fanno in casa, storielle cesellate con le solite dichiarazioni “il bambino è felice”, “cresce benissimo”, “non gli manca nulla” manco fosse la pecora dolly sotto osservazione; un esperimento di laboratorio; un mailino da sacrificare i primi di gennaio. Non ho mai capito se con queste uscite volessero convincere l’opinione pubblica o loro stessi, a me interessa sapere esclusivamente dal bambino cosa ne pensa. Se davvero sta bene o sta male. E basta. Si fottessero i genitori, gay o etero che siano. Il bambino, in una situazione del genere, non deve mai essere l’oggetto della discussione ma il soggetto. E’ lui l’unico che dovrebbe avere la facoltà di adottare la famiglia con cui trascorrere la vita e non il contrario. Ma ecco, nell’articolo non si parla di adozioni ma di inseminazione artificiale. Tutt’altra storia, quindi non rompete le palle con l’adozione che gli scarti prodotti dal genere umano non interessano nemmeno alle coppie gay. Rompono tanto i maroni con questa storia che “le coppie gay che si amano hanno diritto ad avere dei figli” e poi si comportano proprio come i famigerati etero, rincorrendo la scienza per ingravidare o ingravidarsi. Certo che fa più figo vedere una lesbica ingravidata dal seme di un gay, gli etero sono così ordinari e noiosi! Fanno le stesse cose ma in modo più anonimo.

Per concludere, una coppia gay con figli inseminati a carico esiste già ma è destinata al fallimento perchè già la famiglia canonica è tutta da riformare (la posizione sociale secolare dell’uomo messa in crisi dall’ascesa della donna) e dato che la vita non è fatta di compartimenti stagni, così come vorrebbero i gay, e non rispetta per forza una dialettica, bisognerebbe togliersi le proprie maschere e cooperare per estrarre qualcosa di buono dalle macerie delle sicurezze passate.
E ciò significherebbe mettersi in discussione. Eh, divertente.

 

Queerela

28 Gennaio 2009

river
Ragazzi, vi invito sin d’ora a regolarvi.
Bolle dichiara di non essere gay. Non sta noi a dire il contrario. Anche perché non ho tempo per seguire altre querele.
Quello che possiamo discutere è il suo “stile” nello smentire quell’articolo.

Il caro River si diverte a querelare la gente quando effettivamente è lui che può rischiare molto visto che si diverte a fare insinuazioni sia su Gabriele Muccino che su attori italiani e i loro gusti sessuali (Velatamente Diffamatorio) senza apportare a queste sue supposizioni fatti oggettivi. Oltre che pubblicare le email private ricevute da Nicolas Vaporidis giusto per affermare che ‘io lo conosco’. Queste sono soddisfazioni. Ma vabbè, non c’è nulla da fare, quando ti abbandonano sia gli amici, sia i fidanzati che i nemici vuol dire che si è completamente incoscienti nell’affrontare la propria vita affettiva. Per non parlare di quando viene lasciato dai fidanzati, completamente incapace di farsi compagnia da solo perchè incapace di volersi bene. Ma che si può mai pretendere da uno che non è mai uscito dall’adolescenza, tanto che continua a far amicizia su internet? E per di più a Roma, nella capitale, dove le occasioni di incontro nella vita reale certamente non mancano. Del resto la querela è un vezzo molto in voga soprattutto tra i pesciolini della media società che hanno amiche avvocato a disposizione. Ma fortunatamente non è l’unico.

Con questo post inauguro una nuova categoria, dedicata ai post che il signorino crea appositamente per generare  polemiche gratuite, finti sgomenti, scoop inesistenti. Questa categoria ho deciso di battezzarla apposta “De Filippiche” proprio perchè il Riverino impaurito si cimenta nell’imitazione mal riuscita di un personaggio televisivo molto più uomo di lui che campa grazie ai battibecchi altrui, la De Filippi appunto.

Come primo esempio da includere nella categoria troviamo il post dedicato al Big Brother UK dove il malandato giornalista, che continua a sforzarsi di imitare il suo beniamino più uomo di lui, si scandalizza per un nonnulla: un attoruncolo nano che fa delle avances a baby mia. Gli utenti suoi cani da compagnia, sono tutti sconvolti, scrivono commenti concitati mentre attendono la trasmissione pomeridiana di Amici. Vai a vedere che River ha detto la cazzata, cioè ha omesso un paio di particolari per manomettere il messaggio del video. Quale pedofilia? L’attoruncolo nano ha semplicemente usato il bambolotto come maschera con cui inscenare una conversazione hot con tale attrice Mutya Buena niente di più e niente di meno. In mancanza di una Bratz s’è dovuto arrangiare. Se proprio si voleva porre un’obiezione al filmato si poteva parlare di sessimo. Certo è che River è gay e cazzo se ne fotte lui delle fighette? No solo checche, ebrei e pedofili, ecco gli argomenti di interesse del giornalista malandato. E quindi s’è buttato a capofitto sull’ipotesi maligna. E meno male che c’è il pubblico parlante che smonta appena può le cazzate sparate dal giornalistuncolo malandato. Ma a Donna Moderna proprio non ci vuoi andare? Visto che hai fatto i provini per il Grande Fratello e sei un wannabe navigato ma perchè non provi alla Pupa e il Secchione? Naturalmente tu sei la Pupa, oppure a La Fattoria? Dove naturalmente fai il bue. Anzi no ad X-Factor che tanto qualche duetto con Tiziano Ferro viene sempre fuori…Fa almeno bene il tuo mestiere va.

Parole crociate facilitate

15 Gennaio 2009

Dimenticavo la scheda. Poteva mancare?

River merita un premio per essere giunto ai 30 anni con lo spirito di un bimbominkia. Quale sentimentalismo latente, di latente ha solo la bimbominchiaggine. Se oggi no, ad esempio, avesse di nuovo 30 anni sarebbe fan di Tiziano Ferro. E invece no, lui non è…uhm…ehm…buona giornata.

Amo
1.    Lavorare. Scrivere. (risparmiaci la seconda)
2.    Mangiare fuori. (ed è così che trimestralmente ti rovini lo stomaco. Bravo)
3.    Il mio cane. Lo trascuro, ma gli voglio bene. (un po’ come la tua anima)
4.    Una mano che mi sfiora. Uno sguardo di interesse. (attenzioni minime. Carenza d’affetto nell’infanzia)
5.    L’idea di amare. (come Madame Bovary)
6.    I baci sul naso. Le carezze. (anche il tuo cane le apprezza mi sa)
7.    Jeff Buckley. The Smiths. Gene. Fiona Apple. Morrissey. Sinead O’Connor. Alanis. Edie Brickel. Rem. Travis. 10000 Maniacs. (roba da suicidio. E grazie al cazzo che stai male. Sta merda mica purifica, deprime)

Odio
1.    La polvere per terra. Ergo passare l’aspirapolvere. (non c’avevi il filippino all’epoca eh? Ora tutto risolto)
2.    Le domande: “Dove lavori?”, “M o F”. (troppe seghe in chat eh?)
3.    Chi si mette le dita nel naso ai semafori. (perchè le preferisci in metro?)
4.    I perbenisti. Quelli che, ad esempio, trombano ma non ne parlano. (pessimo esempio. Gente che tromba e non ne parla è gente appagata)
5.    Chi non si lava. Vi prego: almeno il deodorante. (con la fiamma ossidrica viene meglio)
6.    Stirare. (sempre il filippino o la mamma eh?)
7.    I colori viola e verde. (eppur ti piace Keith Haring. Lo dicevo che di arte non capisci manco il cazzo)
8.    Odio cenare da solo. Ma è una vita che lo faccio. (comportati meno da stronzo e da coglione e vedi che qualcosa la risolvi. Piccolino non sei certo tu un amante sfortunato, cerchi solo nei posti sbagliati)

Dicono di me

Fingo di non essere interessato a quello che dicono, ma sotto sotto (manco tanto) mi interessa. Penso che parlino male. Forse. (forse perchè non fai nulla per essere simpatico al prossimo e quindi la gente ti ignora, il che è anche peggio.)

Sogni nel cassetto

Nel cassetto piccolo c’è una vacanza a New York e Los Angeles. Nel cassettone c’è quello di lavorare con Mentana al Tg5. Nella scarpiera, quello di innamorarmi di nuovo. (passa il disinfettante nella scarpiera visto come stai messo in amore e riguardo il cassettone…vista la piega che stai prendendo il massimo a cui puoi aspirare è lavorare con Carlo Rossella)

Non scrivere troppe cazzate che sono impegnato in questi mesi. Buon anno tesoro.

Meglio anche di Harry Potter.
Certo che essere gay è proprio dura. Ma uno normale, sano di mente nella vostra categoria no? Giusto per far pensare ‘uh cazzo, l’eccezione alla regola’. Tutti affetti da una personalità palindroma, sull’orlo di una crisi di nervi, pronti ad implodere. La soluzione esiste. Estrogeno, e a palate. Sotto forma di medicinale ovvio. Iniezione.

Piantiamola con due chicche: contorno di markette su un letto di sesso tra un 32enne e un 17enne con antipasto di dolore e frustazione e infine l’amore per L. che da virtuale diviene reale (ma ora agli sgoccioli, ma guarda un po’!)

15 Marzo 2005

Lama.

Torna a scorrere la lama nella carne. Torna. Stavolta è una lama sospinta da una mano incerta, che non sa ancora fino a dove la costringerà ad entrare. A penetrare. Dietro ci sono rabbia e insofferenza, paura e rassegnazione. La carne è dura. C’è uno strato di dolore e determinazione che la rende impenetrabile. Per spezzarla, per lacerarla bisogna essere pronti a superare il muro del dolore. Quel secondo in cui la tua pelle urla, ti implora di non continuare, di fermarti lì. Ecco, mi sono fermato. Il dolore mi fa troppa paura. Prendo una pasticca. Devo dormire.

Tre ore prima.

Piazza della Repubblica, ieri sera. Il solito “marchettificio”. Ci sono prostituti dell’Est, pochissimi italiani, zingari. La loro età varia dai 18-19 ai 30 anni. Vestono con abiti sportivi, perché sanno che sono quelli più arrapanti per i vecchi che li cercano. Di vecchi ce ne sono due, sui 60 anni. Vestiti bene, ma da vecchi. Uno lo chiamano “dottò”. Deve essere conosciuto. “Vado farmi un giro di perlustrazione”, dice uno dei due. L’altro va nei bagni al piano terra del Mc Donald’s. Quando questi ragazzi in cerca di soldi facili mi passano accanto sento l’odore della cattiveria. Un cattivo odore. Sono disperati, e per 50 euro sarebbe pronti a tutto. Anche ad uccidere. Buona parte dei delitti gay, nella capitale, sono stati opera di prostituti. Quelli che facevano impazzire Pasolini. Mi guardano come se fossi un potenziale cliente. O forse un concorrente? Ti aspetto fino alle 22.10. Arrivi in ritardo, dopo avermi preavvisato con un sms. Arrivano i tuoi occhi. Blu. Acqua profonda in cui specchiarmi. Non ti aspettavo così. Da un anno, forse meno, leggi il mio blog. Ogni tanto mi scrivi delle mail. Belle mail. Dolci. Ero curioso di incontrarti. Ma non sei di Roma, vieni da un Sud dimenticato e alluvionato. E ieri, finalmente, le nostre strade si sono intrecciate. E hai solo 17 anni. Quasi la metà dei miei. Quasi. Andiamo in un pub in via Nazionale, quello irlandese, pieno di stranieri ubriachi e urlanti. Ti ascolto. 17 anni. Potrei essere … Non lo so cosa potrei essere. Presto mi rendo conto di essere solo una parentesi. Un’ora. Alle 23.30 hai un altro appuntamento, con l’amico che ti ospita. Illusioni che sfumano. Piani saltati. Sono un idiota, a fare piani. A immaginare. A sognare quegli occhi accanto a me. Devo cancellare tutto. Le illusioni, partendo dal reale. Ripulisco la rubrica del cellulare. Voglio stare solo.

Torno a casa rabbioso. Sul motorino vorrei piangere. Ma non ci riesco. Sono un illuso. Un fottutissimo illuso. Devo lasciare un segno che me lo ricordi.

 

04 Settembre 2005

Aggiornamento ?

Mi ero quasi dimenticato di studenti. Cara piccola studenti (piccola neanche tanto) dove ho consciuto amici e mezzi matti, conoscenti e qualche storiella di sesso. Gli aggiornamenti da fare sarebbero tanti. Troppo noioso. Mi ricorda il riassunto delle puntate precedenti di qualche soap opera brasiliana su Rete 4. Comunque, oggi, in questa fase, ho una storia. Wow. Chi parla bene direbbe che ho messo la testa a posto. La testa, in realtà, è sempre quella. Ho conosciuto L. E’ di Milano, 24 anni. E stiamo bene, anche se al momento ci siamo visti solo due volte, a metà strada – Bologna – dopo email, sms e telefonate.

E’ bello aver trovato una persona da stringere nel letto.

http://0river0.giovani.it